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REPORT SU MALTA 2018





REPORT SU MALTA – FONDAZIONE CAPONNETTO - OMCOM

A cura di Salvatore Calleri, Pier Paolo Santi, Aldo Musci.

Con il contributo di Claudio Gherardini

INDICE

PROLOGO
POSIZIONAMENTO
MALTA NEI REPORT ANTIMAFIA ITALIANI
EPISODI CRIMINALI DA SEGUIRE
EPISODI E NOTIZIE RILEVANTI CHE HANNO RIGUARDATO MALTA
ALCUNE RECENTI OPERAZIONI CHE MERITANO UNA ATTENZIONE PARTICOLARE
L'OMICIDIO DI DAPHNE CARUANA GALIZIA
L'OPINIONE DI ALDO MUSCI
ALDO MUSCI INTERVISTA SEN. GIUSEPPE LUMIA
L'OPINIONE DI PIER PAOLO SANTI
CONCLUSIONI
ELENCO CLAN ITALIANI TRACCIATI A MALTA


PROLOGO

Se si apre il calendario atlante DE AGOSTINI si ottengono i dati fondamentali su Malta.
Dati importantissimi per analizzare questa isola che è posizionata in un punto strategico del Mediterraneo.
La superficie dell'isola è pari a 315,2 kmq. Gli abitanti stimati sono 434.000. I cattolici sono il 95%.
Malta è situata tra la Sicilia e la Tunisia e di fronte alla Libia.
Ex colonia britannica. Indipendente dal 1964 e repubblica dal 1974. Il sistema elettorale è uninominale e la camera dei rappresentanti elegge il presidente della repubblica.
Fa parte della UE, ONU, Commonwealth, Consiglio D'Europa, OCSE, EBRD e WTO.
Ha un pil per abitante sopra i 25.000 dollari. La moneta è l'euro dal 2008.
Attualmente Malta vive una fase di espansione economica.
L'economia di Malta si basa essenzialmente su due settori: turismo ed attività finanziaria.
Inoltre esiste una industria nel settore farmaceutico, informatico, elettronico e degli strumenti di precisione.



POSIZIONAMENTO

Malta come abbiamo visto è situata in una posizione strategica. Strategica e pericolosa visti gli scenari del Mediterraneo.
Trovarsi tra la Sicilia, la Tunisia e con la capitale della Libia Tripoli di fronte, pone l'isola al centro di numerosi traffici commerciali. Come sempre avviene in questi casi oltre ai traffici legali ci sono quelli illegali.

Il sistema fiscale di Malta essendo una economia che si basa sulla attività finanziaria è particolarmente vantaggioso per chi investe da fuori. La facilità nelle aperture delle società maltesi è cosa risaputa. Tale facilità unita al sistema fiscale attirano ingenti investimenti sia leciti ma purtroppo anche in parte illeciti e legati ai gruppi criminali internazionali.

Nel punteggio di segretezza presente nello studio https://www.financialsecrecyindex.com/introduction/fsi-2018-results
Malta è al 20mo posto con un indice del 61%.

A Malta esiste una unica Forza di Polizia dotata di sezione antiriciclaggio
MALTA NEI REPORT ANTIMAFIA ITALIANI

Nella relazione del 1° sem. 2017 della DIA vi è un capitolo dedicato a Malta che afferma:
Malta, grazie a un sistema fiscale privilegiato e ad una normativa che consente la costituzione di società in tempi estremamente rapidi, negli ultimi anni ha rappresentato un hub finanziario in grado di attrarre cospicui investimenti, anche da parte della criminalità organizzata italiana. Tra i settori di interesse, quello delle scommesse online è risultato particolare sfruttato dalla ‘ndrangheta Una conferma, in tal senso, si coglie proprio nel semestre a seguito dell’operazione “Jonny”, condotta in sinergia tra la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza. L’indagine, del mese di maggio, ha interessato le province di Crotone, Catanzaro e Verona, facendo luce sugli interessi della cosca ARENA, nonché delle ‘ndrine di Borgia (CZ) e Vallefiorita (CZ), nella conduzione delle strutture d’accoglienza per migranti e nella gestione delle scommesse online. Un interesse, quest’ultimo, che faceva formalmente capo ad una società avente sede a Malta. Come già registrato in passato, la vicinanza con il territorio nazionale potrebbe ulteriormente favorire la latitanza di soggetti appartenenti alle consorterie mafiose. Nel semestre in considerazione, la cooperazione di polizia con il collaterale di Malta - i cui rapporti vengono sviluppati per il tramite del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia - è stata contraddistinta da uno scambio informativo riguardante soggetti giuridici collegati ad un contesto di criminalità organizzata transnazionale”.

La relazione della DIA del 2° semestre del 2016 in relazione ai clan siciliani afferma che:
già nel precedente semestre sono stati segnalati importanti collegamenti tra gruppi vicini alla famiglia SANTAPAOLA ERCOLANO e il territorio maltese, risultato inserito nel circuito del traffico di armi e utilizzato come luogo di latitanza. Anche nel periodo in esame si sono registrate connessioni tra criminali siciliani e l’Isola in argomento. Nel mese di settembre, infatti, presso l’area portuale di Pozzallo (RG), militari dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza hanno tratto in arresto, in un’operazione congiunta, un pregiudicato e la figlia in attesa di imbarcarsi per Malta. I due avevano occultato nel bagagliaio dell’autovettura circa 20 chilogrammi di hashish e 30 di marijuana”.
In riferimenti ai clan campani afferma che:
il territorio maltese, complice anche la vicinanza geografica con l’Italia, proprio nel corso del semestre è emerso quale ulteriore luogo di rifugio per i latitanti camorristi. In data 17 ottobre, infatti, dopo approfondite indagini tecniche, la D.I.A. di Padova, in collaborazione con la polizia maltese, ha individuato e tratto in arresto a Mosta, una latitante affiliata al clan dei CASALESI. La donna aveva lasciato il territorio nazionale dopo l’emissione a suo carico di un ordine di carcerazione da parte dell’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura Generale di Venezia, una volta divenuta definitiva la condanna nell’ambito dell’operazione “Serpe””.
Inoltre è stata arrestata una latitante: “come evidenziato nel capitolo dedicato alla criminalità organizzata campana, le fruttuosa attività di cooperazione posta in essere dalla D.I.A. in ambito internazionale, ha consentito, il 17 ottobre 2016, di individuare presso un’abitazione di Mosta (Malta) una latitante contigua al clan dei casalesi, cui ha fatto seguito la cattura da parte della D.I.A. di Padova, in collaborazione con la Polizia Maltese”.

La relazione della DIA nel primo semestre 2016 in relazione ai clan siciliani afferma che:
interessanti collegamenti con l’isola sono emersi in riferimento ad un traffico di armi riconducile ad un noto esponente del clan CEUSI, collegato alla famiglia SANTAPAOLA-ERCOLANO. Gli accertamenti condotti anche attraverso la cooperazione internazionale di polizia, hanno acclarato l’acquisto, con modalità informatiche, di una partita di armi successivamente modificate ed inviate a Malta. In data 11 gennaio 2016 è stato estradato da quel Paese, ove era stato precedentemente arrestato, il reggente del clan NARDO, vicino alla cosca catanese SANTAPAOLA-ERCOLANO, latitante dal marzo 2009 ed inserito nell’elenco dei latitanti pericolosi”.
Per quanto riguarda i clan calabresi afferma che: “il territorio maltese verrebbe utilizzato dalle consorterie della ‘ndrangheta per riciclare i capitali di provenienza illecita, come confermato dalla sentenza di primo grado emessa, nel mese di giugno, dal G.U.P. del Tribunale di Reggio Calabria nell’ambito di uno stralcio del procedimento Gambling, celebrato con rito abbreviato. L’indagine – ampiamente descritta nel corso della precedente Relazione semestrale – ha riguardato un’organizzazione criminale, capeggiata dalla cosca TEGANO di Reggio Calabria, che, attraverso società di diritto estero dislocate in Austria, Spagna, Romania e nell’isola di Malta (dove era localizzata la sede operativa del sistema), aveva esercitato abusivamente l’attività di raccolta scommesse sull’intero territorio nazionale, così riciclando ingenti capitali illeciti”.
Nel 2° semestre 2015 della DIA in relazione ai clan calabresi si afferma che: “nel semestre in esame il Paese è stato interessato dalla più volte citata operazione “Gambling”, nell'ambito della quale un'organizzazione di matrice 'ndranghetista avrebbe ideato una rete commerciale, gerarchicamente strutturata, per la raccolta illegale di scommesse on line.
Quest'ultima controllava dal territorio reggino le attività in Austria, in Spagna e in Romania, attraverso una società di riferimento stabilita a Malta, che in passato aveva operato utilizzando anche licenze delle Antille olandesi e di Panama”.

EPISODI CRIMINALI DA SEGUIRE

Per analizzare un territorio elencare gli episodi criminali è molto importante in quanto permette di fare un quadro
della situazione.
Le esplosioni sono molto utilizzate a Malta. 19 attentati di tal tipo a partire dal 2010 di cui i più significativi sono stati i seguenti:
  • 16 novembre 2011: una bomba colpisce ad Hamrum Keith Galea appena uscito dal carcere.
  • 5 febbraio 2014: viene ucciso Joseph Galea a colpi di fucile d'assalto. Frequenti i suoi viaggi in Sicilia.
  • 12 febbraio 2014: l'esperto di bombe Pietru Cassar viene ucciso a colpi d'arma da fuoco.
  • 1 giugno 2014: Darren Degabriele salta in aria sulla strada per Zejtun.
  • 16 gennaio 2016: Martin Cachia, più volte comparso in tribunale per droga e contrabbando viene ucciso a Marsascala saltando in aria mentre guida.
  • 26 settembre 2016: una bomba con viti e sfere ferisce gravemente Josef Cassar.
  • 31 ottobre 2016: John Camilleri viene ucciso nell'esplosione del suo fuoristrada a St. Paul's Bay.
  • 29 gennaio 2017: Victor Calleja viene ucciso sempre mediante esplosione della propria auto a Marsa.
  • 20 febbraio 2017: Romeo Bone perde le gambe in esplosione a Msida.

Questi al momento sono casi che in base a quanto riportato dal Corriere di Malta sono irrisolti. Corriere di Malta che è la fonte delle notizie di cui sopra.

Questi episodi non è detto che siano collegati tra loro, ma di sicuro le esplosioni sono in qualche modo da collegarsi ad un modus operandi della criminalità maltese.

EPISODI E NOTIZIE RILEVANTI CHE HANNO RIGUARDATO MALTA

Dicembre 2013: sequestri di droga lungo la rotta Ragusa – Malta.
3 marzo 2014: un catanese residente a Malta arrestato in Toscana con 3 kg di eroina.
10 maggio 2014: armi e sigarette sequestrate a Malta.

17 agosto 2014: arrestato esponente camorra diretto a Malta.

2 ottobre 2014: arrestato esponente cosa nostra condannato all'ergastolo.

26 marzo 2015: operazione contro il contrabbando di gasolio.
12 maggio 2015: aste sospette a Ragusa con società di comodo Maltesi.

1 agosto 2015: operazione gambling, 6 italiani estradati.

11 settembre 2015: esce articolo su 'ndrangheta e gioco on line a Malta. http://osservatoriomediterraneosullamafia.blogspot.it/2015/09/malta-ed-il-gioco-on-line-della.html

25 agosto 2016: arrestato corriere droga a Pozzallo proveniente da Malta con 36kg di chat.

17 ottobre 2016: arrestata a Malta italiana ricercata per mafia.

27 ottobre 2016: arrestato catanese diretto con 25 confezioni di marijuana a Malta.

14 febbraio 2017: narcos ghanese arrestato mentre era diretto a Malta.

4 maggio 2017: Arrestato corriere polacco sulla rotta pozzallo- Malta.


18 maggio 2017: inchiesta espresso su tesoretto mafie italiane a Malta.


15 giugno 2017: latitante cosa nostra arrestato a Catania al rientro da Malta.

24 ottobre 2017: grande operazione antidroga.

1 febbraio 2018: le mani di cosa nostra sulle scommesse on line in Sicilia ed a Malta.

3 marzo 2018: Grosso sequestro in Albania di un carico di cocaina seguente la rotta Colombia-Malta-Italia-Albania.

12 marzo 2018: A Paceville, zona frequentata da giovani viene ucciso senza motivo.

23 marzo 2018: i trasportatori maltesi si lamentano di alcuni trasportatori siciliani.


27 marzo 2018: crack Deiulemar, maxi sequestro a Malta.


2 aprile 2018: arrestato ricercato siciliano per operazione game over.


4 aprile 2018: circola la voce che Malta diventerà un hub importante per le criptovalute.


ALCUNE RECENTI OPERAZIONI CHE MERITANO UNA ATTENZIONE PARTICOLARE

Operazione “game over”

Tale operazione rappresenta molto bene le intenzioni di un mondo a cavallo tra illegalità, legalità, gioco on line ed interessi mafiosi siciliani oltre alla transnazionalità sia in riferimento alle società che agli investimenti.
In questo caso gli interessi toccati sono stati in 3 stati: Italia, Malta e Sudafrica.
La ricostruzione fatta dall'ANSA è significativa in proposito:

ANSA/ Mafia: mani clan su scommesse, in cella ''re'' del gioco


Bacchi faceva pressing su politica per emendamento ''''sanatoria''''
(di Lara Sirignano)

(ANSA) - PALERMO, 1 FEB - Che il settore fosse da sfruttare
il boss Nino Rotolo, capomafia palermitano che di affari se ne intendeva, l''aveva capito anni fa. Già nel 2005 parlando con un altro boss di rango, Antonino Cinà, se ne era uscito così: "Nino, vedi che la gente sta digiuna, ma a giocare ci va". Il gioco online come nuovo core business di Cosa nostra: questo aveva predetto Rotolo. Un''intuizione puntualmente messa in pratica dai clan che delle scommesse hanno fatto la nuova fonte di guadagno. Sicura, redditizia e potenzialmente una impressionante "lavatrice" per ripulire soldi sporchi.
"Se volessimo dare un titolo all''inchiesta, potrebbe essere
''imprenditori, mafia, affari e tanti soldi''", ha detto il
procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, che ha coordinato
l'indagine che ha svelato gli interessi delle cosche nel
settore, portato all''arresto di 31 persone. E scoperto il ruolo di Benedetto Bacchi, imprenditore di Partinico che, grazie a Cosa nostra, ha messo in piedi un impero economico proprio puntando alle scommesse. Oltre 700 agenzie, irregolari e sprovviste di concessioni, in tutta Italia. Oltre 40 solo in Sicilia dove, partendo dal nulla, Bacchi era diventato monopolista del settore. Il gip ne ha sequestrate 46 in diverse regioni.
Dall''inchiesta viene fuori anche un pressing del re dei
giochi sulla politica per l''approvazione di un emendamento che gli consentisse di sanare, a prezzi scontati, l'irregolarità dei suoi punti scommesse. La norma, presentata nel mille proroghe del 2016, non è mai passata.
Il gip che, su richiesta della dda ha disposto l''arresto di
Bacchi per concorso in associazione mafiosa, riciclaggio,
concorrenza sleale e violazione della normativa sulle scommesse, parla di un "contratto" stipulato tra l''imprenditore e i vertici di Cosa nostra. La mafia gli garantiva il monopolio delle scommesse e dei giochi, anche minacciando chi provava ad aprire delle agenzie, e in cambio lui pagava: da 300 a 800mila euro, dicono gli inquirenti, ma le somme non sono quantificabili perché, anche qui in violazione della legge, tutti i pagamenti
avvenivano cash.
Gli importi dipendevano dal numero dei centri che c''erano in ogni mandamento mafioso: più alto era, più incassava la
"famiglia". Secondo stime al ribasso l''imprenditore arrivava aguadagnare un milione di euro al mese. E quello che non dava a Cosa nostra lo reinvestiva. In energie rinnovabili, acquisti di terreni, come quello su cui è sorto un supermercato Lidl di Partinico, case. Per 500mila euro aveva comprato la villa dell''ex giocatore del Palermo Giovanni Tedesco: il giorno dopo l'aveva rimessa in vendita per un milione e 300mila. La casa è uno degli immobili sequestrati.
A un certo punto, non sapendo come reinvestire, aveva anche pensato di acquistare il Giornale di Sicilia, per poi ripiegare sul quotidiano online Livesicilia, da lui ritenuto "più cool". Ma le trattative con uno dei proprietari della testata si sono fermate a una fase iniziale.
A raccontare gli affari di Bacchi, socio del boss Francesco
Nania, anche lui tra gli arrestati e titolare di una società di
import-export di prodotti alimentari, è un pentito: Mario
Gennaro, calabrese, coinvolto nell''inchiesta di Reggio sugli
interessi delle ''ndrine nel settore. Il nome di una delle
società dell''imprenditore di Partinico, la B2875, era stato
ispirato dalla data di nascita del collaboratore di giustizia.
La società è una delle 9 sequestrate nel corso dell''inchiesta:otto sono di giochi e scommesse, più quella di Nania che commerciava in prodotti alimentari con gli Usa. Quattro avevano sede a Malta, paese scelto, spiega il pentito, perché aprire lì attività del genere era più semplice. Bacchi, secondo gli inquirenti, aveva interessi anche in Sudafrica e altri paesi europei. (ANSA).
01-FEB-18 20:25 NNNN aprire lì attività
Questa semplicità attira le organizzazioni criminali italiane.


Interesse confermato anche da quanto risulta emergere sempre con società presenti a Malta nella operazione beta che ha visto gli interessi del clan Santapaola a Messina e nel gioco. I dettagli sono ben trattati nel seguente articolo.


Emerge in particolare che “A Malta, infatti, ci sono le sedi delle società che gestiscono i server. Ma anche «soggetti operanti in nome e per conto del sodalizio nell'attività telematica di raccolta delle scommesse, in quella burocratico/amministrativa connessa alle intestazioni dei siti a prestanome all'uopo incaricati, e, soprattutto, nella gestione dei proventi maturati sul territorio italiano e fatti arrivare in loco in modo clandestino al di fuori di qualsiasi controllo del sistema fiscale italiano»”.


OPERAZIONE ANNO ZERO
L'operazione “anno zero” che ha colpito in modo molto consistente il gruppo vicino a Messina Denaro riguarda anche gli interessi su Malta.
Nell'ordinanza si legge:
SCAMINACI: Certo!
ALLEGRA: Perché prima questo qua … lo sparlavano forte a quello, poi quando … c’è un certo periodo di tempo, quello mi ha chiamato e c’erano 50.000 euro in sospeso, glieli portava lui a Vincenzo … di 50.000 euro sono rimasti 32.000 euro … 32.000 euro hanno fatto tutti i conti, poi dice che se ne sono andati a Malta con il socio ed hanno sistemato tutte cose … e poi lui ha cominciato a preparare … inc. … ora gli ha detto che vuole un sito solo per lui e glielo deve dare quello … perché quello è un poco più forte”
Così MACALUSO, nell’interrogatorio reso a questa D.D.A. il 13 febbraio 2018, spiegava nel dettaglio i rapporti tra cosa nostra e i proprietari dei siti di scommesse sportive on line, descrivendo le modalità di infiltrazione mafiosa, i siti leciti ed illeciti utilizzati per le scommesse, i sistemi per sfuggire ai controlli amministrativi:


omissis


ho iniziato a collaborare con la Procura di Palermo intorno al 15 gennaio 2018, a seguito dell’arresto per l’operazione Talea”.
A.D.R.: per quanto mi risulta, “cosa nostra” ha iniziato a interessarsi del settore delle scommesse sportive on line intorno al 2013-2014.
A.D.R.: l’infiltrazione è avvenuta stringendo accordi con i proprietari dei siti di scommesse, molti dei quali vengono aperti a Malta, che garantisce un regime fiscale molto più favorevole.
A.D.R.: i siti per le scommesse sportive sono di due tipi. Quelli con dominio .it sono quelli ufficiali ed autorizzati, per la cui gestione si pagano le tasse, e i guadagni sono minori. Invece nei siti con dominio .com tutto viene gestito sotto banco, non si pagano le tasse e il ricavato è decisamente superiore.
A.D.R.: all’interno delle agenzie di scommesse sportive vi sono dei sistemi per occultare l’impiego dei siti di scommesse .com, che vengono immediatamente disattivati in caso di controllo.
A.D.R.: anche i pagamenti da parte del “banco”, nel caso in cui vinca il cliente, avvengono in “nero” e mediante contanti. La affidabilità dei proprietari dei siti risiede proprio nella loro capacità di pagare anche le più grosse vincite, mediante ingenti somme di denaro che vengono versate in contanti. Ritengo che questi soldi provengano da qualcuno che è dietro, e gestisce il sito insieme ai proprietari ufficiali.


omissis….


A.D.R.: i sistemi con cui cosa nostra realizza l’accordo con i proprietari dei siti sono due. Secondo un primo modello, il proprietario del sito (BACCHI) doveva dare 200 euro al mese a cosa nostra per ogni punto scommesse della sua piattaforma (BET 28) che apriva nella città di Palermo.
A.D.R: per esempio, nel mio mandamento di Resuttana Ninì BACCHI ha aperto 17 punti scommesse, così garantendo un introito per le casse di cosa nostra pari a 3400 euro al mese.
A.D.R.: l’altro sistema era che BACCHI dava la possibilità al titolare dell’agenzia di gestire un proprio autonomo pannello virtuale. In questo caso noi mafiosi avevamo una percentuale sui guadagni, mentre BACCHI prendeva il resto della vincita. In sostanza era una forma di società.
omissis..


A.D.R.. Il sito ufficiale con cui BACCHI apriva le agenzie era .it, ma di fatto gestiva anche dei siti .com.
A.D..R: BACCHI si preoccupava anche di fornire arredamento, computer e tutto quello che serviva nell’agenzia di scommesse….omissis…”.
...Qualche mese dopo, esattamente il pomeriggio del 9 agosto 2017, era lo stesso CATTANEO a parlare - nel corso di un soliloquio intercettato all’interno della sua Jaguar - della necessità di spiegare qualcosa di importante a “Matteo” .


Quel pomeriggio CATTANEO, che era appena rientrato da un viaggio a Malta per un meeting con personaggi legati al mondo del gambling, veniva dapprima intercettato mentre parlava con una ragazza che aveva viaggiato insieme a lui a Malta, identificata in Emanuela CATANZARO.


All’inizio la conversazione verteva sul soggiorno dei due a Malta, poi CATTANEO raccontava alla ragazza degli accordi raggiunti per l’utilizzo di un server da impiegare per un sito di nuova realizzazione, che si sarebbe aggiunto a quelli già in uso, locati in Serbia e ad Ibiza.


I passaggi più significativi erano tuttavia quelli intercettati quando CATTANEO - rimasto ormai da solo in auto- si lasciava andare ad un vero e proprio soliloquio, trattando un argomento che non avrebbe evidentemente potuto esternare alla giovane donna.


Dalle parole di CATTANEO si intuiva che in occasione del suo viaggio a Malta aveva incontrato qualcuno vicino all’organizzazione mafiosa, che gli aveva contestato alcuni suoi comportamenti, verosimilmente connessi alla gestione delle attività di gioco on line.
Per tale motivo CATTANEO, ritenendo di essere stato ingiustamente rimproverato, decideva di provare a rintracciare immediatamente una persona che a suo avviso era in grado di far giungere le sue giustificazioni a “Matteo”, soggetto che potrebbe identificarsi – anche alla luce della conversazione intercettata nel suo ufficio il precedente 12 maggio - nel noto Matteo MESSINA DENARO.


Pertanto, pur temendo che la persona da rintracciare si fosse ormai trasferita al mare, essendo pieno agosto, CATTANEO provava comunque a rintracciarlo, giungendo in via Enrico Toti di Castelvetrano, dove parcheggiava e scendeva dall’auto.


Ecco i passaggi del soliloquio di CATTANEO:


CATTANEO: ...inc .... minchia, non ne potevo più ... Il viaggio più brutto, quello mio, è stato con... come cazzo si chiama quello .....(incompr.)....


...(segue pausa di silenzio)...


CATTANEO: Ma intanto! ...(incompr.)... una bella bugia. Lo so, ci parlo.. che ci devo dire..., dico..così ..rottura di coglioni, ... ma lui si è spostato ......(pausa di silenzio).... mi sa che è a ...inc..mare..
....(starnutisce)....


Dopo una breve pausa di silenzio:


CATTANEO: poi vediamo se..inc...., lo spiego subito a Matteo, il motivo c'è! Non è che non c'è! ".


Immediatamente dopo si ferma. “






L'OMICIDIO DI DAPHNE CARUANA GALIZIA


L'omicidio di una giornalista non è mai tollerabile in qualunque parte del mondo, e men che mai in una bellissima isola come Malta.
Il 16 ottobre 2017 Daphne Caruana Galizia veniva uccisa facendola saltare in aria con l'esplosivo mentre era al volante.
Sono stati eseguiti degli arresti dei presunti esecutori, ma le indagini sui mandanti registrano notevoli difficoltà. Le piste da seguire sono sia interne che esterne.
Tale omicidio dimostra una cosa: Malta è vicino al suo punto di non ritorno.
L'OMCOM seguirà tale caso con la massima attenzione fino al momento in cui la verità verrà ristabilita.


In tal senso l'interrogazione del sen. Lumia va presa nella massima considerazione.
ePub Versione per la stampa Mostra rif. normativi Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-08316
Atto n. 4-08316 Pubblicato il 31 ottobre 2017, nella seduta n. 907
LUMIA
- Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
- Premesso che, secondo quanto risulta all'interrogante:
come emerge da numerose notizie di stampa, la giornalista investigativa maltese Daphne Caruana Galizia (53 anni) è stata uccisa da una bomba piazzata sulla sua auto. Con le sue inchieste, la giornalista aveva messo in luce presunti legami tra il primo ministro maltese Muscat ed il regime azero e accuse di corruzione; la giornalista, dopo essere salita a bordo della Peugeot 108 che aveva preso in affitto, intorno alle ore 3 del pomeriggio, a due passi da casa, a Bidnija è saltata in aria. Mezz'ora prima aveva pubblicato il suo ultimo articolo del suo blog "Running Commentary", che si concludeva con la frase "ci sono criminali ovunque si guardi, la situazione è disperata". Il cadavere della cronista, come riferito dagli stessi agenti di Polizia, era irriconoscibile. Lo stesso premier maltese Joseph Muscat ha condannato il grave accaduto: "Tutti sanno quanto Galizia fosse critica nei miei confronti, ma nessuno può giustificare questo atto barbaro". Il premier inoltre ha fatto appello all'unità nazionale e promesso che non avrà pace "finché non verrà fatta giustizia"; la cronista, solo 15 giorni prima, aveva sporto denuncia dopo aver ricevuto minacce di morte. Aveva iniziato la professione giornalistica scrivendo per il "Sunday Times of Malta" e successivamente per il "The Malta Independent". Solo pochi anni fa lanciò il suo blog, attraverso il quale denunciava atti illeciti e frecciate al Governo in carica, in particolar modo sul fronte economico, essendo divenuta Malta un vero e proprio paradiso fiscale; è solo di qualche mese fa lo scandalo emerso da un'inchiesta dove "l'Espresso" ha svolto un ruolo chiave per l'Italia, patrocinata dal consorzio giornalistico Eic (European investigative collaborations), dove si smascherava il vero ruolo dell'isola: "Malta fa da base pirata per l'evasione fiscale in Ue"; la giornalista nel 2016 si era occupata dei "Panama papers", scoprendo che due compagnie offshore erano intestate al Ministro dell'energia maltese Konrad Mizzi e al capo dello staff del premier, Keith Schembri. Ed ancora ad aprile 2017, sul suo blog, aveva rivelato al mondo uno scandalo di petrolio e tangenti pagate, secondo i documenti pubblicati, dal regime dell'Azerbaijan ai vertici del Governo maltese, coinvolgendo la moglie del premier Muscat, Michelle, accusandola inoltre di essere la proprietaria di "Egrant", la terza compagnia panamense citata nei Panama Papers; dalle inchieste emergono finanziamenti per milioni di euro e legami sospetti con il regime azero di Ilham Aliyev, tanto da far arrivare il Paese ad elezioni, ma Muscat nega tutto e viene rieletto. La cronista si concentra così su Adrian Delia, il leader del partito nazionalista maltese, accusandolo di aver fatto l'avvocato per una compagnia maltese con base a Londra che era finita nelle maglie di un'inchiesta per corruzione. Il premier ora ha annunciato un'inchiesta, cui parteciperà anche l'FBI statunitense; inoltre, dalle inchieste della cronista sarebbero emersi collegamenti con il nostro Paese per il traffico di petrolio e di immigrazione clandestina. Come è emerso da numerose notizie di stampa, infatti, è solo di pochi giorni fa l'operazione condotta dalla Procura di Catania, con a capo il procuratore Carmelo Zuccaro, in collaborazione con la Guardia di finanza, grazie alla quale è stata sgominata un'organizzazione criminale per traffico internazionale di gasolio. È lo stesso procuratore Zuccaro a riferire che "La Libia resta uno degli scenari più caldi. Dove avviene anche un traffico di essere umani. Ma qui vi è anche contrabbando di gasolii: sul quale siamo riusciti a fare piena luce". Nell'operazione sono state arrestate 9 persone tra i quali libici, maltesi ed anche un catanese. Quest'ultimo, Nicola Orazio Romeo, è ritenuto vicino alla famiglia Santapaola-Ercolano. Romeo figura tra i componenti di società intermedie che servivano a nascondere il traffico illecito. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa nei confronti di 9 soggetti (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti domiciliari) in quanto promotori, organizzatori e partecipi di un'associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico illecitamente asportato dalla raffineria libica di Zawyia (a 40 chilometri ad ovest da Tripoli) e destinato ad essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione. L'indagine portata avanti dalla Procura ha portato alla luce un traffico enorme da 80 milioni di chili di gasolio che al netto del mercato attuale produce ricavi molto ingenti (oltre 30 milioni di euro). Il petrolio veniva trasportato con i pescherecci verso la Sicilia (Augusta e Mazara del Vallo), Civitavecchia e Venezia, passando prima per Malta. I distributori erano appartenenti al circuito Eni, che ha denunciato in passato anomalie legate agli introiti: tutti i distributori, all'incirca una decina, di Catania e provincia; a Malta, l'utilizzo dell'autobomba non è un fatto isolato, si contano decine di omicidi avvenuti con tale modalità.
Per la giornalista, infatti, non si sono esclusi moventi esterni che riguardano attività di riciclaggio che coinvolgerebbero organizzazioni criminali di stampo mafioso, si chiede di sapere: se il Governo intenda collaborare con gli investigatori maltesi così come, a quanto pare, sta facendo l'FBI, al fine di individuare responsabili e mandanti di un omicidio che deve essere valutato come un attacco alla libertà di stampa e alla stessa comunità internazionale; quali attività intenda promuovere per comprendere l'origine dell'esplosivo e verificare il circuito criminale che ha consentito un attentato di tale proporzione; quale cooperazione giudiziaria e di polizia il Governo italiano intenda intraprendere per colpire i traffici illeciti tra Malta e l'Italia, alla luce dell'operazione che la Procura di Catania ha portato avanti”.


L'OPINIONE DI ALDO MUSCI

MALTA: crocevia geopolitico di traffici illeciti e di mafie transnazionali

L’estremo sacrificio di una cronista d’assalto sull’altare del giornalismo investigativo e della lotta al crimine organizzato

Il tragico evento accade il 16 ottobre 2017. La placida campagna intorno a Bidnija, un borgo di Mosta sull’isola di Malta, a 20 chilometri dalla capitale La Valletta, è scossa da una duplice deflagrazione: salta in aria la Peugeot 108 guidata dalla giornalista Daphne Caruana Galizia. Una scena horror si presenta agli occhi dei soccorritori. Pezzi del corpo della donna, misti ai detriti del veicolo sono sparsi nel terreno circostante. Trenta minuti prima dell’esplosione l’ultimo post della coraggiosa cronista: “La situazione è disperata. Ci sono criminali ovunque si guardi adesso”. Drammatica la testimonianza del figlio Matthew: “Non dimenticherò mai quella corsa nei campi divenuti un inferno. Cercavo un modo per aprire la portiera dell’auto, il clacson suonava… urlavo ai due poliziotti di usare l’unico estintore che tenevano in mano. Ho guardato a terra, ovunque brandelli del corpo di mia madre. Ho capito che avevano ragione, non c’era più niente da fare… - E poi ha aggiunto - Mia madre è stata assassinata perché era per lo Stato di diritto e lottava contro chi vuole violarlo. Ecco dove siamo: in un Paese mafioso dove puoi cambiare genere sulla carta d’identità, ma vieni ridotto in pezzi se eserciti le tue libertà”.
L’attentato ha suscitato immediate reazioni da parte dell’establishment dell’Isola, quasi a smentire le accuse del figlio della vittima. Il Primo ministro, Joseph Muscat, ha dichiarato a caldo: “Non avrò un attimo di riposo fino a quando non saranno assicurati alla giustizia i mandanti e i responsabili di questo crimine. L’indagine – ha annunciato - è condotta dalle autorità di Malta in collaborazione con l’FBI e gli altri servizi di sicurezza europei, affinchè si giunga alla verità e sia fatta giustizia”.
Le prime dichiarazioni degli inquirenti, a poche ore dalla tragedia, confermano la pista della malavita organizzata: “E’ stata un’esecuzione mafiosa – dice un investigatore che conosce bene il modus operandi della mafia – Una macchina presa a noleggio, un comando a distanza, due esplosioni… Dobbiamo ancora terminare le analisi, ma sembra materiale raffinato, non certo esplosivo che si può trovare a Malta. Lo dico chiaramente: sembra materiale italiano…”. Nella prima fase vengono battute due piste: quella del noleggiatore dell’auto e quella relativa alle sette autobomba fatte esplodere negli ultimi tre anni, attentati sempre legati al narcotraffico. Con il prosieguo delle indagini si arriveranno a ipotizzare addirittura 42 piste possibili, tutte legate all’attività investigativa della giornalista che, in 30 anni di lavoro, le ha fruttato molti nemici.

Il delitto ha un’immediata eco internazionale che squarcia la coltre di silenzio e di relativa indifferenza che ricopre la realtà scomoda dell’isola, avviluppata da anni in un intreccio politico-mafioso denso e vischioso che ha radici lontane, che affondano nella geografia e nella storia, determinando una posizione geopolitica affatto speciale. Appare utile ai fini della nostra ricerca riepilogarne sinteticamente le tappe fondamentali.
Cenni wikipediani di storia e geopolitica della perla del Mediterraneo

La Repubblica di Malta è uno stato insulare dell'Europa merdionale, membro dell'Unione europea. Consiste in un arcipelago situato nel Mediterraneo, a 80 km dalla Sicilia, a 284 km dalla Tunisia e a 333 km dalla Libia, compreso nella regione fisica italiana. Con un'estensione di 315,6 kè uno degli Stati più piccoli e densamente popolati al mondo. La sua capitale è La Valletta, ma la città più abitata è Birchircara. L'isola principale è caratterizzata da un grande numero di cittadine che, insieme alla capitale, formano una conurbazione di 368.250 abitanti.
Il Paese ha due lingue ufficiali, il maltese e l'inglese. L'italiano, lingua ufficiale fino al 1934, è molto diffuso, parlato correttamente da più del 66% dei maltesi.
Malta è internazionalmente conosciuta come località turistica, per lo svago e soprattutto per la cultura, dato che nel Paese si trovano ben tre siti dichiarati dall'UNESCO patrimonio dell'umanità: la capitale La Valletta, l'Ipogeo di Hal Saflieni e i templi megalitici. L'ingresso nell'Unione europea è avvenuto il 1º maggio 2004 e dal 1º gennaio 2008 è entrata a far parte dell'Eurozona. Malta è inoltre membro del Commonwealth.

Mille intrighi, delitti e segreti

L’omicidio di Daphne Caruana Galizia rappresenta un caso esemplare che rinvia direttamente al groviglio di misteri, delitti e intrighi che innervano il sistema di potere dominante sull’Isola. Non a caso, erano apparsi sul suo blog articoli che hanno messo in serio imbarazzo il Governo maltese, soprattutto il premier Muscat. Uno per tutti, il pezzo che ha svelato come la Egrant Inc., società registrata a Panama, appartenesse a Michelle Muscat, moglie del primo Ministro, con il coinvolgimento di altri membri dell’establishment: Konrad Mizzi (Ministro dell’energia e della salute) e Keith Schembri, capo dello staff dello stesso premier. Inoltre, la giornalista ha pubblicato anche documenti che dimostrano come la società panamense abbia ricevuto nel 2016 diversi bonifici milionari da parte della Al Sabra FZCO, società off-shore registrata a Dubai e di proprietà di Leyla Aliyeva, figlia del dittatore dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev. Causale dei versamenti, la firma di numerosi accordi da parte del regime azero con il Governo de La Valletta. C’è un altro episodio che riguarda rilevante: il proprietario e presidente della Pilatus Bank, l’iraniano Seyed Ali Sadr Hashemi Nejad, viene sorpreso mentre esce da una porta secondaria dell’istituto di credito recando con sé pesanti e voluminose valige. Si trattava dei documenti finiti nell’occhio del ciclone? Probabilmente sì, giacchè il 21 marzo 2018 le autorità americane arrestano a Dulles in Virginia proprio il banchiere iraniano con l’accusa di aver aggirato le sanzioni Usa nei confronti del suo Paese di origine. Secondo fonti del Dipartimento di Stato, Nejad avrebbe fatto transitare attraverso il sistema finanziario americano oltre 115 milioni di dollari grazie a un contratto di costruzioni con il Venezuela. Ora il caso è di competenza del tribunale di New York.

Al centro dell'attenzione pure l’opposizione al Governo Muscat, come segnalato ripetutamente dalla stessa Daphne Galizia che ha accusato il leader dell’opposizione nazionalista, tal Adrian Delia, di gestire per interposta persona, E. Manuel Bajda, un bordello nel quartiere di Soho a Londra, ma anche di connessioni col narcotraffico e, in particolare, con uno dei boss, tal Andre Falzon, meglio noto come Id-Diesel.
La preoccupazione e la denuncia per la situazione maltese non sono state, tuttavia, soltanto appannaggio della coraggiosa giornalista recentemente scomparsa. Lo testimoniano alcuni fatti incontrovertibili. In primo luogo l’intervento dell’FBI che ha collaborato alle indagini che hanno portato all’arresto di dieci sospetti autori del delitto. Ma anche, soprattutto, l’invio da parte di Bruxelles di sette europarlamentari nell’Isola per rendersi conto della situazione, i quali hanno dichiarato di aver avuto “la percezione dell’impunità”. Dello stesso tenore i commenti dei membri della Commissione parlamentare antimafia in visita a Malta il 23 e 24 ottobre 2017. Il senatore Mario Michele Giarrusso, ad esempio, ha detto: “Il viaggio era stato programmato da tempo per acquisire elementi su pratiche di riciclaggio. L’autobomba – ha aggiunto – sarebbe esplosa il 16 ottobre proprio per chiudere definitivamente la bocca di Daphne Caruana Galizia prima dell’arrivo della Commissione”.
Pure esplicita è stata Rosy Bindi, presidente della Commissione antimafia: “Malta è da molto tempo sotto osservazione perché diventata un luogo in cui la mafia italiana agisce nel traffico di droga, nel gioco d’azzardo, nell’immigrazione e nel traffico di petrolio: tutti business che vedono coinvolti cittadini italiani”.

Cuore nevralgico del Mediterraneo

Perché Malta è divenuta terra di conquista da parte delle mafie transnazionali? Questa la domanda chiave che scaturisce a partire proprio dal delitto di Daphne Galizia e soprattutto dalla sua attività investigativa a tutto campo. Comincia così a chiarirsi meglio lo scenario complessivo, segnato dalla presenza radicata delle mafie italiane (Cosa Nostra, Camorra, ‘ndrangheta), di quella libica, legata al contrabbando petrolifero e persino di quella russa, dedita al riciclaggio e allo strozzinaggio di alto bordo. Cosa ha spinto tutte queste organizzazioni criminali a far base operativa sull’Isola? Indubbiamente il fatto che essa rappresenti una sorta di cuore nevralgico del Mediterraneo, come insegna la Storia, conteso crocevia geopolitico sotto diversi punti di vista: strategico-militare, economico commerciale, finanziario, migratorio e persino turistico, grazie alle sue bellezze naturalistiche. Diverse le cause e le circostanze di questo successo. Anzitutto, la bassa tassazione vigente. Soltanto l’8% di Iva e la privacy di garanzia che ne fanno un paradiso fiscale a pieno titolo. Soltanto nel 2015, ad esempio, il Governo maltese ha restituito alle società straniere 2 miliardi di euro di tasse, che avrebbero dovuto essere pagate altrove. Secondo il company act, che disciplina proprio il regime delle società, sono noti solo i nomi degli imprenditori locali e non degli investitori stranieri che rimangono nell’ombra. In altre parole, un’ottima lavatrice del denaro sporco. Non a caso, nel 2016 erano iscritte alla camera di commercio di La Valletta ben 53.247 società, facenti capo a circa 78mila proprietari. Altro importante atout dell’isola, la collocazione geografica che ne fa uno snodo centrale di connessione fra Europa continentale e Africa, con l’Italia come cuscinetto intermedio. Ecco perché gran parte dei flussi del narcotraffico, dell’immigrazione e persino della prostituzione passano per questa via. Di particolare rilievo anche il contrabbando di petrolio che, partendo dalla Libia, staziona al largo di Malta e transita a bordo di petroliere russe, facendo rotta proprio verso la Penisola. Un sistema criminoso che arreca un danno alle casse del nostro Paese valutabile in centinaia di milioni. Si calcola che i Paesi dell’Unione europea siano stati privati nell’ultimo decennio di circa 8,2 miliardi di euro.

La cassaforte delle cosche tricolori

Il rompicapo di ogni organizzazione malavitosa, mafie in primis, è cosa fare dell’ingente quantità di denaro contante derivante dalle attività illecite gestite. Un vero e proprio paradosso, per la gente comune, costantemente alle prese con la carenza di soldi. Diversi i metodi adottati per affrontare il problema. I narcos colombiani e messicani, ad esempio, sono arrivati a seppellire sotto terra le montagne di banconote accumulate, oppure ad affittare appartamenti dove stivarle, spostandole periodicamente da una stanza all’altra per evitare la muffa. La soluzione migliore, però, è il riciclaggio in imprese e attività lecite. Ovviamente occorre disporre delle così dette “lavatrici del denaro sporco”. In genere, stati di piccole dimensioni collocati nei luoghi più remoti del pianeta che fanno la loro fortuna ospitando banche molto compiacenti verso qualunque tipo d’investitore, cui garantire anonimato, immunità e impunità, e assicurandogli un’imposizione fiscale prossima allo zero. Li chiamano porti off-shore. Pensate quale appetito potrebbe suscitare nei boss e negli evasori di tutto il mondo una di queste “magiche località” situata nel mezzo del Mediterraneo a due passi dell’Italia, del Nord Africa, per giunta membro dell’Unione europea e del Commonwealth, governata da un ceto politico complice in quanto assolutamente corrotto e corruttibile. E’ il caso di Malta. Ad averlo capito sono stati, forse per primi, i clan di casa nostra che, da anni, hanno iniziato a trasferire ingenti somme sull’Isola investendo alla luce del sole in attività diversificate: locali notturni, ristoranti, società di gaming. Per raccontare questa storia straordinaria dobbiamo rifarci all’ottimo servizio d’inchiesta pubblicato da L’Espresso nel maggio del 2017 (Maltafiles, così la mafia ha portato i suoi tesori nell’isola (e investito nell’azzardo).

Le tracce mafiose che portano a Malta sono state scoperte per caso. Siamo nel 2005, quando Nicola Schiavone, figlio del boss Sandokan, smarrisce il portafoglio per strada. Lo ritrovano i carabinieri del Ros, gonfio di banconote ma anche di un biglietto da visita che si rivelerà particolarmente interessante. Sembra l’incipit di un giallo, invece è una circostanza reale. Appartiene a Bruno Tucci, imprenditore italiano residente proprio sull’Isola. Partono così le intercettazioni. Non ci vuol molto per i carabinieri a capire che l’uomo è una “testa di legno” del clan dei Casalesi. Attraverso di lui i boss intendono riciclare il loro tesoro in iniziative legali. Per bloccare sul nascere l’operazione, i magistrati trasmettono una rogatoria alle autorità de La Valletta. Devono attendere parecchio per avere una risposta parziale e incompleta. E’ il segno della complicità dei vertici maltesi. Riescono comunque a sapere che mister Tucci è azionista della Mbt Services Limited, società fondata nel 1996, e la Genergia Ltd, creata nel 2010. Nessuna delle due ha mai pubblicato un bilancio, occultando così il reale patrimonio detenuto.

Alla pista della Camorra se ne aggiungo altre, quella, ad esempio, che conduce direttamente ai Calabrò, famiglia di narcos della ‘ndrangheta, esperti nel trattare l’import di cocaina con i cartelli sudamericani, originari di San Luca in Aspromonte. L’anello di congiunzione si chiama Haru Pharma Limited, sede legale a Balzan, nei pressi della capitale maltese. Anche in questo caso non è stato mai depositato alcun bilancio. Si sa, però, che l’azionista unico è la Haru Pharma Holding Limited, registrata nell’isola di Saint Kitts e Nevis, porto off-shore caraibico facente capo al Regno Unito, mentre il direttore della filiale maltese è tal Sebastiano Calabrò. E il gioco è fatto. La cosa curiosa è che lo stesso Sebastiano (“Bastianeddu”) lavori presso la farmacia Caiazzo, uno dei più antichi negozi di Milano.

Il gioco d’azzardo sembra l’attività legale che i boss preferiscono avviare in terra maltese. Lo dimostrano diverse inchieste giudiziarie come Gambling, ad esempio, che ha portato al sequestro di 2 miliardi di euro riciclati. Mario Gennaro al centro delle indagini. Pentitosi dopo l’arresto, ha vuotato il sacco. Sarebbe stato inviato nell’ex colonia britannica dalle cosche più potenti per investire in siti di poker e scommesse online. Gennaro poteva contare su circa una ventina di società collegate al marchio commerciale Betuniq, a sua volta controllato dalla Uniq Group Limited il cui principale azionista è la Gvm Holdings, fiduciaria controllata da David Gonzi, avvocato e figlio dell’ex premier Lawrence Gonzi. Un perfetto sistema di scatole cinesi. L’ennesima prova dell’intreccio perverso fra politica e malaffare.
Ma non finisce qui. Non c’è limite alla “fantasia imprenditoriale” della ‘ndrangheta. Si materializza persino agli occhi degli inquirenti italiani un’Israele connection. Chiave di volta del business criminale è tal Ehud Goldsmith (Udi), israeliano con passaporto tedesco residente a Lecco. Secondo i magistrati, questo singolare personaggio sarebbe a “completa disposizione” del clan Raso-Gullace della piana di Gioia Tauro. Udi è accusato dalla procura calabrese di “aver favorito le attività imprenditoriali del sodalizio criminale, specie nel settore delle slot machine e con riguardo allo sviluppo di una piattaforma software per gestire le giocate del poker online da far sviluppare in Israele e da omologare in Italia. Inoltre, risulterebbe azionista di due imprese (Wantedplay Limited, Beproga Limited) fondate da Stefania Casati, moglie di Antonio Pronestì, parente del defunto boss Girolamo Raso. Insomma, un labirinto di connessioni.

Dalle slot machine ai Casinò il percorso è breve. Sotto la lente degli inquirenti questa volta ci va Fernando Orlandi, per alcuni anni presidente del Casinò di Venezia a Malta, nel quale la figlia del boss Nicola Femia (condannato a 26 anni di reclusione per mafia) avrebbe investito parte del tesoro familiare. Lo stesso Orlandi, domiciliato a Londra, risulta poi azionista della Sportalnet Limited, ditta fornitrice di “software e sistemi innovativi per il gaming digitale” che, a sua volta, è collegata alla International Trust Ltd. Una fiduciara maltese dietro la quale si celano personaggi rimasti nell’ombra. Insomma, il solito incastro fra scatole cinesi.

Non solo camorra e ‘ndrangheta, tuttavia, nel grande business del gioco d’azzardo in terra maltese. Non poteva mancare “l’autorevole” presenza di Cosa Nostra, rappresentata da mister Antonio Padovani da Catania. Un signore già inquisito e sottoposto a confische e sequestri di beni da parte della Guardia di Finanza. E’ alla sua abilità d’imprenditore e mediatore spregiudicato che i magistrati di Napoli attribuiscono la creazione della joint venture che ha ricomposto le tre sigle del malaffare transnazionale nella gestione di sale bingo e slot machine nell’Isola. Attività febbrile confermata anche da recenti inchieste giudiziarie come l’operazione “Game Over” (31 arresti), lanciata dall’Antimafia di Palermo contro la Phoenix Ltd e il marchio B2875.com, che ha evidenziato connessioni tra i titolari delle società maltesi inquisite e i clan di Cosa Nostra palermitani. Fatto sta che nel febbraio 2018 l’Authority maltese ha dovuto intervenire questa volta bloccando la piattaforma facente capo a Benedetto Bacchi e i siti collegati, togliendo la licenza alla suddetta Phoenix Ltd e congelando i conti degli scommettitori. Così il Bacchi è finto in manette accusato di associazione mafiosa, illecita concorrenza e altri reati, essendo considerato vertice di un’organizzazione criminale capace di ricavare un milione di euro al mese.

Il rischio di trasformazione in una sorta di stato criminale al centro della contesa geopolitica internazionale

La nozione di “Criminal State” è stata recentemente coniata da analisti e scienziati politici di livello internazionale per definire il mutamento della forma-Stato nell’era della globalizzazione. Si tratta di una categoria analitica che può essere sinteticamente ricondotta ai seguenti fattori di carattere sia strutturale che sovrastrutturale:

  • il ciclo economico legale integrato con il ciclo illecito. Le attività criminali non rappresentano, pertanto, una patologia limitata del sistema, ma una componente coessenziale a esso;
  • la scomposizione della classe dominante (un tempo la borghesia di marxiana memoria) in un arcipelago di gruppi di potere in competizione fra loro (corporazioni, caste, cricche e cosche) che sostanziano la così detta “costituzione materiale”;
  • il ceto politico ridotto a casta autoreferenziale, privilegiata, parassitaria e corrotta, in piena complicità e osmosi con i vertici dei sistemi criminali organizzati;
  • l’espropriazione della sovranità popolare da parte di elite di comando totalmente indifferenti verso l’interesse generale e la conseguente metamorfosi della democrazia in un mero simulacro nel senso baudrillardiano del termine.

A questo punto della ricerca sul “caso Malta”, acquisiti i dati e le informazioni ricavati dalle principali inchieste giudiziarie e giornalistiche in materia, riteniamo di poter azzardare alcune parziali conclusioni: Malta si conferma importante cerniera fra Europa e Africa nel cuore del Mediterraneo - teatro segnato da tensioni e acuti conflitti geopolitici fra Nord e Sud, Est e Ovest -configurandosi come un hub ideale per speculatori finanziari, organizzazioni criminali e terroristiche, apparati d’intelligence di varia matrice. In altre parole un Paese che rischia di rientrare perfettamente entro il perimetro della categoria “Criminal State”. Dunque, non un suggestivo teorema giornalistico – magari alimentato dal blog della defunta Daphne - bensì una realtà empiricamente verificabile. Lo dimostrano i dati e gli elementi oggettivi sin qui emersi. Il Pil ufficiale dell’Isola ammonta a 10 miliardi di euro, praticamente un’inezia rispetto alla mole di affari e denaro prodotti dalle speculazioni finanziare che partono dall’Isola. Non a caso, 580 fondi d’investimento vi operano, generando utili che rappresentano il 789% del Pil nazionale, come segnala Piero Messina su Limes. Nonostante quest’abbondante circolazione di ricchezza, a seguito anche del delitto Daphne Galizia, qualcosa sta cambiando sotto il cielo de La Valletta. L’indice di apprezzamento degli investitori stranieri è sceso dall’87% al 58%, probabilmente a causa delle misure di “trasparenza” che il Governo dell’Isola ha adottato. Pesano anche i dubbi e le incertezze che stanno maturando da parte della finanza internazionale intorno a un’altra prassi a dir poco “discutibile”: la facilità burocratica con cui si concedono i passaporti maltesi a chi investa nel territorio. Un “business” che ha fruttato allo Stato circa 163 milioni di euro e a 900 cittadini extraeuropei l’acquisizione di documenti validi per l’area Schengen. Operazioni e circostanze che avrebbero dovuto allarmare l’Unione europea che, invece, fino a poco tempo fa ha “chiuso un occhio”, se non tutti e due, rispetto a quello che stava accadendo nella “perla del Mediterraneo”. Eppure i segnali e gli effetti del malaffare imperante c’erano tutti. I signori di Bruxelles hanno iniziato a prendere coscienza del fenomeno molto tardivamente. Il Rapporto Europol del 2017, ad esempio, cita espressamente una “chiara infiltrazione mafiosa” da parte della ‘ndrangheta calabrese nel settore del gioco d’azzardo. Poi, è scoppiata la bomba sotto l’auto di Daphne, e si è squarciato a livello mediatico il velo di opacità che ricopre da decenni misteri e segreti de La Valletta. Proprio due giorni prima dell’attentato – amara beffa del destino - la procura di Catania colpisce duramente con l’inchiesta Dirty oil il traffico di petrolio con la Libia, gestito da un network criminale collegato alla famiglia siciliana dei Santapaola. Referenti sulla sponda africana sono, addirittura, le formazioni paramilitari di Zawara, direttamente riconducibili ad Alba libica, formazione della Fratellanza mussulmana che sostiene il Governo Serraj. Al vertice della rete c’è Fateh Slim Ben Khalifa, personaggio arcinoto alle polizie e all’intelligence occidentale, condannato dal regime di Gheddafi a 15 anni di carcere per narcotraffico, fugge dalla prigione nel 2011 diventando leader della milizia che controllava il porto di Zuwara e poi, in un processo di metamorfosi continuo, s’inventa uomo d’affari gestore di compagnie di navigazione registrate sia a Malta che in Libia. Dove sia finita la montagna di soldi derivante dal contrabbando di petrolio è ancora un mistero.

Last but not least, l’ultimo capitolo dell’intricata vicenda maltese riguarda la “guerra di spie” incentrata soprattutto sulla contesa delle acque territoriali, campo di battaglia di alto valore geopolitico nel turbolento scacchiere internazionale segnato dai conflitti in Siria e nella stessa Libia. Ce lo ricorda sempre Piero Messina nel suo dettagliato articolo pubblicato su Limes (“Mafia, Libia e scontro Usa-Russia: Malta al centro di tutto”, in Limes La Francia mondiale). Un episodio sintomatico in tal senso è accaduto il 24 ottobre 2016, quando un Metroliner appena decollato dall’aeroporto di Malta precipita misteriosamente al suolo. A bordo, cinque agenti segreti francesi del Dgse in missione per decifrare i traffici libici. C’è da chiedersi: incidente o sabotaggio? Non si è mai saputo ufficialmente.
Altri fatti dimostrano che è in corso intorno all’Isola un intenso scontro fra intelligence di varia appartenenza. Alla vigilia delle elezioni dello scorso anno, che hanno riconfermato Joseph Muscat premier, la Cia e l’MI6 avvertono il Governo di una possibile intromissione russa per pilotare la consultazione elettorale. In effetti, la Russia coltiva sin dagli anni ’70 un marcato interesse per la perla del Mediterraneo. Fu l’allora Primo ministro Dom Mintoff a concedere alla flotta sovietica il permesso di far attraccare le sue navi nei porti maltesi, dopo aver cacciato quelle della Nato. Da allora la marina russa ha sempre contato su questo appoggio. Ma, colpo di scena, nell’ottobre del 2016 il governo di Muscat ha negato alle navi militari russe in viaggio verso le coste siriane di far sosta a La Valletta. E’ stato un rovesciamento di campo o il tentativo di un premier discusso di riacquistare un briciolo di credito nei confronti delle cancellerie occidentali?
E ora che i venti di guerra intorno alla questione siriana hanno ripreso vigore, cosa accadra?

ALDO MUSCI intervista a GIUSEPPE LUMIA (nelle passate legislature componente per 22 anni della Commissione parlamentare antimafia italiana)

1 – Sen. Lumia, nell’ultima legislatura ha presentato un’interrogazione parlamentare sul “caso Malta”. Di che si tratta? Quali l’oggetto e le finalità di questo intervento?

R.: Ho voluto accendere i riflettori sul caso Malta per evitare che ci si limitasse a una semplice e scontata solidarietà ai familiari della giornalista Dafne Caruana Galizia, uccisa in un tipico agguato mafioso, con una bomba piazzata nella sua auto. Ho voluto descrivere e riprendere in un atto solenne, quale è una interrogazione parlamentare della Repubblica Italiana, da me presentata a fine ottobre 2017, i vari contesti affaristico-criminali-mafiosi-istituzionali delle inchieste puntigliose e coraggiose di Dafne. Ad esempio, nell’interrogazione ho citato diverse indagini da lei portate avanti: la giornalista nel 2016 si era occupata della nota indagine sui "Panama papers", scoprendo che due compagnie offshore erano intestate al Ministro dell'energia maltese Konrad Mizzi e al capo dello staff del premier, Keith Schembri. E ancora ad aprile 2017, sul suo blog, Dafne aveva rivelato al mondo uno scandalo di petrolio e tangenti pagate, secondo i documenti pubblicati, dal regime dell'Azerbaijan ai vertici del Governo maltese, coinvolgendo la moglie del premier Muscat, Michelle, accusandola inoltre di essere la proprietaria di "Egrant", la terza compagnia panamense citata nei ‘Panama Papers’.
Dalle inchieste emersero finanziamenti per milioni di euro e legami sospetti con il regime azero di Ilham Aliyev, tanto da far arrivare il Paese ad elezioni, ma Muscat negó tutto e venne rieletto. La cronista si concentra anche su Adrian Delia, il leader del partito nazionalista maltese, accusandolo di aver fatto l'avvocato per una compagnia maltese, con base a Londra, che era finita nelle maglie di un'inchiesta per corruzione.
La finalità della mia interrogazione è stata in sostanza quella di chiamare Malta, l’Italia e l’Europa di fronte alle proprie responsabilità nella lotta alle mafie e di evitare il solito ‘minimalismo e negazionismo’ e le solite reazioni di circostanza.

2 – In che misura, in base alle sue informazioni e conoscenze, sono implicate le mafie italiane nei più vasti traffici illeciti che permeano l’Isola?

R.: Intanto partiamo da un fatto concreto che cito nella mia interrogazione parlamentare. Sempre dalle inchieste della cronista Dafne Galizia sarebbero emersi collegamenti con il nostro Paese per il traffico di petrolio e di immigrazione clandestina. Conferma ne è stata l’importante e significativa operazione condotta dalla Procura di Catania, con a capo il procuratore Carmelo Zuccaro, in collaborazione con la Guardia di finanza, grazie alla quale è stata sgominata un'organizzazione criminale per traffico internazionale di gasolio. È lo stesso procuratore Zuccaro a riferire che "La Libia resta uno degli scenari più caldi. Dove avviene anche un traffico di esseri umani. Ma qui vi è anche contrabbando di gasolii: sul quale siamo riusciti a fare piena luce". Nell'operazione sono state arrestate 9 persone tra i quali libici, maltesi ed anche un catanese. Quest'ultimo, Nicola Orazio Romeo, è ritenuto vicino alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. Romeo figura tra i componenti di società intermedie che servivano a nascondere il traffico illecito. L'ordinanza di custodia cautelare è stata emessa nei confronti di 9 soggetti (6 dei quali in carcere e 3 agli arresti domiciliari) in quanto promotori, organizzatori e partecipi di un'associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico illecitamente asportato dalla raffineria libica di Zawyia (a 40 chilometri ad ovest da Tripoli) e destinato ad essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione. È un traffico enorme, di ben 80 milioni di chili di gasolio che, al netto del mercato attuale, produce ricavi molto ingenti (oltre 30 milioni di euro). Il petrolio veniva trasportato con i pescherecci verso la Sicilia (Augusta e Mazara del Vallo), Civitavecchia e Venezia, passando prima per Malta. È uno scenario inquietante che non intende naturalmente criminalizzare un intero Paese come Malta, semmai vuole richiamare le istituzioni democratiche e gli organismi europei alla propria responsabilità per cambiare passo e fare della lotta alle mafie e al terrorismo una priorità rigorosa e coerente.

3 – E’ corretto pensare che sull’Isola si giochi uno scontro geopolitico fra Usa e Russia, come ipotizzato da certi analisti internazionali?

R.: Non è una idea stramba, o di fanta-geopolitica. Malta si trova nel cuore del Mediterraneo e ha sempre giocato un ruolo strategico e decisivo in un contesto in cui i vari conflitti medio/orientali portano a continui scontri e a permanenti rincorse per l’egemonia tra Usa e Russia. Ho chiesto proprio nella interrogazione di evidenziare questo problema perché sono convinto che Malta e la stessa Sicilia non debbano essere teatro di conflitto semmai dei luoghi di cooperazione e di pace. Spesso il conflitto utilizza tutte le “armi”, compreso in alcune circostanze le stesse mafie! Ma usarle è di fatto un modo politico per legittimarle e per far loro acquisire una caratura che va ben al di là della dimensione criminale.

4 – A suo parere le organizzazioni jihadiste entrano in questo gioco geopolitico a partire dalla vicina Libia e sono in rapporto con le altre organizzazioni criminali operanti sull’Isola?

R.: Anche questo punto va preso in considerazione come faccio nella mia interrogazione parlamentare. Il terrorismo jhadista si alimenta sia del controllo dei pozzi petroliferi e della loro commercializzazione clandestina anche in Europa, sia di tutta una serie di traffici illeciti dove, giocoforza, incontra le mafie. Sicuramente mafia e terrorismo sono due cose diverse, ma è inevitabile che s’intersechino lungo le strade del riciclaggio, del traffico internazionale di stupefacenti e delle armi e di tanti altri settori lucrosi e capaci di alimentare un circuito finanziario ed economico illegale, se non persino legale. Denunciare questi circuiti naturalmente è rischioso perché non sempre gli Stati e gli organismi internazionali affondano il colpo alla luce dei giochi e delle alleanze che ritroviamo dentro tutti i vari conflitti che tutt’ora alimentano la destabilizzazione e le guerre presenti nel Medio Oriente.

5 – Cosa sta facendo l’Europa e l’Italia per contrastare l’infiltrazione delle mafie nostrane in terra maltese?

R.: Le indagini che si possono portare avanti sono quelle che partono ad esempio dal nostro Paese, come è avvenuto grazie al coraggioso lavoro della Procura di Catania. Per il resto abbiamo bisogno di ben altro rispetto ai singoli percorsi nazionali. Da anni mi batto perché nasca finalmente uno spazio comune antimafia europeo. Non basta la semplice cooperazione tra i singoli Stati o il recepimento di alcune, pur fondamentali, direttive europee su aspetti giuridici come il 416bis e la lotta al riciclaggio. È necessario costituire una Procura antimafia e antiterrorismo europea, così come anche una sorta di FBI europea con competenza diretta su questi due ambiti d’intervento. Si dovrebbero estendere i poteri di Eurojust e di Europol, come ho richiesto più volte sul tema delle connessioni tra mafie e risorse comunitarie. Basti pensare, ad esempio, alla lotta alla ‘mafia dei terreni’ , dove le truffe sulle risorse comunitarie alimentano i traffici delle mafie non solo nei Nebrodi, nell’intera Sicilia, in Calabria e in Campania, ma in tutta Italia e negli altri Paesi europei come, di recente, è emerso in Slovenia, e, per il tema qui trattato, senza escludere la stessa Malta. Dobbiamo comprendere quindi che la lotta alle mafie richiede un cambiamento profondo e progettuale nella vita di tutte le nostre democrazie, prima che sia troppo tardi.

L'OPINIONE DI PIER PAOLO SANTI


a)- Nella vasta problematica legata al fenomeno maltese non è rimasta trascurata alle varie intelligence il rischio di un concreto interesse da parte di organizzazioni jihadiste-terroriste che potrebbero vedere nell’isola un settore strategico:
E il Dipartimento di Stato americano, che ha diramato un’allerta speciale indicando Malta come plausibile "punto di transito o nascondiglio per terroristi”. Il più piccolo paese Ue ha escluso radicalizzazioni e allarmi, ma dopo aver sospeso Schengen per il Vertice Ue - Africa ha individuato due somali sospettati di aver fornito passaporti e logistica a 4 siriani arrestati in Italia e ad altre 400 persone…” (L’Espresso)
Ancora:
I terroristi userebbero La Valletta per le loro transazioni finanziarie” ( Il Giornale.it)
Seguendo queste inquietanti “segnalazioni” non possiamo trascurare un eventuale trade union tra criminalità maltese-criminalità italiana e terroristi di matrice islamico fondamentalista. Nel corso del Report si è potuto evidenziare l’alto interesse di cosa nostra e in particolare dei Santapaola nell’allestire affari proprio a Malta: quindi una presenza soffocante e costante. A porre le basi di interconnessioni concrete sono proprio alcune operazioni condotte dalle Forze dell’Ordine nei confronti dei Santapaola, che li vedono, anche con soggetti o gruppi nella loro orbita, in contatto con trafficanti o soggetti vicini agli estremisti jihadisti.
E’ dunque doveroso chiedersi se i Santapaola non abbiano usato Malta, una loro piccola roccaforte, come zona di affari illeciti proprio con i jihadisti-terroristi.
b)- La seconda traccia investigativa potrebbe avere come punto di partenza la vicinanza geografica ed eventuali collegamenti criminali tra Malta e la Libia come era accaduto per il traffico del petrolio.
L’operazione `Dirty oil´
“…avrebbe guidato una milizia armata stanziata nella zona costiera al confine con la Tunisia, che avrebbe consentito a navi cisterna di rifornirsi del gasolio. Il carburante sarebbe stato poi trasbordato su natanti nella disponibilità di società maltesi che lo trasportavano in porti italiani…” (Remo Contro.it)
Proprio sul petrolio negli “elenchi” degli inquirenti ritornano indirettamente i Santapaola:
One of the men arrested, Nicola Romeo, has been accused of being a member of the Santapaola clan of the Sicilian mafia, while the Libyan, Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, is already in custody in Libya on accusations of fuel smuggling.” (Africa News)
Tralasciando questo caso specifico, servito come esempio di un possibile segnale di concretezza del rischio , è doveroso ricordare che La Libia e i traffici ad essi connessi sono uno dei punti denunciati dalla giornalista rimasta uccisa.


CONCLUSIONI

L'isola di Malta è una bellissima isola, ma tale report che si basa esclusivamente sui fatti successi e sulle presenze criminali accertate nei rapporti ufficiali delle forze dell'ordine specializzate, mostrano un quadro non buono.
Se non si interverrà per tempo Malta rischia che la propria libertà venga meno a favore dei principali gruppi locali ed internazionali criminali e/o mafiosi.
L'attitudine che numerosi gruppi stranieri hanno di scegliere Malta per le loro operazioni che in alcuni casi mirano ad aggirare le sanzioni internazionali rappresentano inoltre un fattore di rischio da non sottovalutare.
Una situazione di rischio potenziale in uno stato facente parte della Ue non è tollerabile.
Il report ha lo scopo di risvegliare le coscienze prima che sia troppo tardi.


ELENCO CLAN ITALIANI TRACCIATI SU MALTA

'Ndrangheta - ARENA, TEGANO, GULLACE, CALABRO', CLAN SAN LUCA, CLAN GIOIA TAURO
Cosa Nostra - SANTAPAOLA ERCOLANO, CEUSI, NARDO, CLAN PARTINICO, CLAN PALERMO, MESSINA DENARO
Camorra - CASALESI, GIONTA





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